.
Annunci online

sdchieti
sito del movimento Sinistra Democratica per la provincia di Chieti
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte




S.D. sul territorio - clicca
per conoscere tutti i riferimenti

     




      
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche di sdchieti. Crea il tuo badge qui.

---

Creative Commons License
 Questo/a opera è pubblicata
sotto una Licenza Creative Commons.

ADERISCI AL MOVIMENTO
Sono disponibili i tagliandi per l'iscrizione a Sinistra Democratica.
Per maggiori informazioni scrivi e richiedi l'adesione
o segnala altri nominativi.
sinistrademocraticachieti@gmail.com
sdchieti@gmail.com GRAZIE per la collaborazione



Questo sito non è una testata giornalistica ma un portale di servizio aggiornato senza alcuna periodicità ovvero secondo la disponibilità dei materiali da inserire. Pertanto questo sito non essendo un prodotto editoriale non è sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 07.03.2001

La Sinistra stavolta si ritrova unita
17 dicembre 2007
 
Il testo dell'intervento tenuto nel corso dell'Assemblea del 9 dicembre 2007
di Fabio Mussi
Care compagne, cari compagni,
vedo il Pd e sono contento di essere qui con voi oggi.  Guardiamoci intorno, in questa nostra Italia: la confusione sotto il cielo è grande. Non so se avesse ragione Mao, la situazione non mi sembra eccellente. So per certo che oggi qui noi ci assumiamo tutti insieme una responsabilità grande: dare all’Italia una Sinistra nuova, radicata nella società e nella storia del Paese. Plurale, arcobaleno, e unita, unita, unita. Una sinistra del lavoro, dell’ambiente, della pace, della libertà. Di donne e di uomini, che assume dalle femministe la critica dei modelli maschilisti e patriarcali (e per noi maschietti e facile a dirsi ma non è facile a farsi.)
Come sapete al Congresso ultimo di quello che è stato il mio partito ho dato voce a migliaia di iscritti e militanti Ds. Ho preso la parola e ho detto: “noi ci fermiamo qui”. Da lì nasce Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.  Oggi qui ci sono tante campagne e compagni, in particolare permettetemi di salutare Achille Occhetto che ringrazio di essere presente. Oggi vi dico: noi vogliamo ripartire da questa Assemblea. Non parlo solo a voi. Voglio parlare ai tanti compagni e compagne dei Ds che ci hanno creduto, che hanno fatto affidamento sul Partito Democratico e ora si interrogano. Davvero, compagni, pensate che si  possa diventare, chi più chi meno, tutti di centro? Davvero pensate che possa sparire dalla faccia politica di questo Paese una sinistra politica? (che si possa fare un partito solo di Paola Binetti e di Paola Concia, degli amici di Luca Cordero e degli operai della Thyssen Krupp).
 Il Censis dice che la società italiana è una “poltiglia”. Il primo provvedimento da prendere allora è evitare che la politica diventi un minestrone. Ci vuole la Sinistra e l’arcobaleno che stiamo costruendo.
Noi vogliamo un’altra Italia.
Vogliamo un’ Italia che rispetti il lavoro e che non diventi una delle capitali della disuguaglianza, il Paese nel quale si è scavato un abisso tra ricchi e poveri, tra chi vive di rendita e chi di lavoro. Negli ultimi cinque anni 10 punti perde il salario e 10 punti acquista il profitto. Non siamo estremisti, se difendiamo il salario per riportare condizioni minime di giustizia sociale.
Noi non vogliamo un Paese in cui si muoia così tanto sul lavoro: è la strage degli innocenti. Noi non vogliamo un Paese in cui i salari sono i più bassi di Europa. Non vogliamo un Paese in cui la prospettiva per i giovani è di vivere precari per quasi tutta la vita e per alcuni, tutta la vita. Noi non vogliamo un Paese che ha gli orari più lunghi d’Europa. Mi permetto di fare mia, una proposta avanzata ieri in uno dei nostri gruppi di lavoro da Massimo Roccella, al momento dell’approvazione definitiva del Protocollo sul Welfare  proponiamo un Ordine del giorno vincolante per il governo sulla reintroduzione in Italia di una legge sull’orario massimo giornaliero. Questa forza intende rappresentare politicamente il lavoro, stabilire un rapporto vero, serio con la rappresentanza sociale del lavoro, con i grandi sindacati confederali.
Noi vogliamo un Paese che non sia all’ultimo posto al mondo negli investimenti in scuola, formazione superiore e ricerca; un Paese che scommette sulla conoscenza.
Noi vogliamo un’ Italia che non sia nella lista nera dei Paesi nei quali l’informazione è manipolata e asservita. Ci siamo sbagliati. Avevamo detto che c’era un “duopolio” nel sistema radiotelevisivo. Visto le telefonate? C’era un monopolio dell’informazione televisiva. E si capisce anche come mai negli scorsi anni l’Italia è stato un Paese a crescita zero, dove c’era un’ impresa che cresceva come la Cina, la Mediaset dell’allora presidente del Consiglio. È per questa ragione che in questa legislatura non si può rinunciare nè alla legge di riordino del sistema radiotelevisivo, né alla legge sul conflitto di interessi.
Noi vogliamo un’ Italia che non sia tra i Paesi campioni di inquinamento, che firma il Protocollo di Kioto e poi lo viola. Nella classifica delle emissioni siamo 41esimi al pari della Cina: siamo al pari della Cina solo nelle liste dei cattivi, mai in quelle dei buoni.
Il punto nuovo  di questo simbolo che ci accompagnerà da ora in avanti, è il rosso e il verde, l’arcobaleno e la sinistra. La verità è che le questioni del lavoro e dell’ambiente ci stanno parlando della stessa cosa, di un sistema economico e sociale fondato sulla svalorizzazione del lavoro e delle risorse naturali. La verità è  che nella sua forma attuale il capitalismo è incompatibile con il pianeta Terra. E dunque si pone la questione di un salto tecnologico e di una grande riforma sociale ed economica e più grande persino di quella che portò allo Stato sociale.
Vogliamo una Italia in cui ci si indigna ancora per la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Saremo intransigenti con quelli che convivono e si adattano. Vogliamo un Paese in cui non si è presi per estremista se si solleva la questione morale.
Vogliamo un’ Italia che sta in Europa, nella civile Europa in cui la legge dello Stato contrasta l’omofobia, in cui la legge dello Stato rispetta tutte le forme della vita sociale, in cui la legge non è clericale come la Legge 40. Lo Stato è laico, la laicità dello Stato  è un bene non negoziabile. E voglio dire - lo faccio con rispetto, scusandomi per l’ardire -  una parola al Papa: la laicità dello stato è fondamentale anche per la libertà religiosa che è un contenuto fondamentale della libertà, perché quando lo Stato non è più laico tutte le libertà sono a rischio. Lo sappiamo, sono tanti i problemi nuovi nel mondo moderno all’insegna della tecnica che ci hanno posto di fronte a nuove grandi questioni, all’esigenza di teorie, concetti, sensi nuovi del limite. Naturalmente se ci si limita a cancellare l’Illuminismo, Marx e la scienza, resta l’assolutismo  e il processo a Galilei.
Vogliamo la pace, lo dico ai compagni di “No dal Molin”. La lettera scritta insieme agli altri ministri non è tanto per dire: noi continueremo a batterci contro l’allargamento della Base di Vicenza. Ma c’è dell’altro da fare. Bisogna fermare l’inaudita corsa al riarmo che sta riempiendo di armamenti nucleari, convenzionali, batteriologici e chimici il mondo intero. Molti anni fa, di fronte ad un’ altra stagione di riarmo ci furono leader politici  che si alzarono in piedi, e si misero di traverso: Olaf Palme, Willy Brandt, Bruno Kreisky, Enrico Berlinguer. Ora siamo circondati da un esercito di neoriformisti: c’è qualcuno disposto ad alzare la voce insieme a noi contro questa corsa al riarmo, per il disarmo e contro la guerra, che minaccia prima di tutto l’Europa?
Il nostro progetto non ha una gittata di 30 giorni, guarda al futuro non è alla mercè delle variabili cronache politiche, ma i prossimi 30 giorni sono importanti. Voglio fare un discorso di amicizia e di verità rivolto a Romano Prodi. Noi votiamo la finanziaria, noi non lavoriamo alla caduta del governo Prodi, però Romano, così non si va avanti, ci si logora tutti. Se si vuole andare avanti per quel che resta della legislatura bisogna sedersi, riprendere in mano il programma con cui l’Unione ha vinto le elezioni  e stabilire una nuova agenda, poche priorità, un programma di cose chiare da fare che parlino alla nostra gente.
Ingrao ci ha detto “fate presto e fate di più”. Io sono d’accordo con lui, ma voglio dirgli: Pietro, il passo che facciamo ora forse è insufficiente, ma è importante, la direzione è giusta, è un passo che ora chiede a tutti disinteresse, passione, generosità, coraggio. Senza generosità e senza coraggio, disinteresse e passione non c’è buona politica.
Abbiamo un segno comune, abbiamo una Carta di Intenti. Non sono scelte platoniche. Alle amministrative del 2008 dobbiamo andare insieme. Per una politica nuova dobbiamo ora evitare come la peste lo spirito burocratico, la fusione di oligarchie, le diplomazie intergruppo. I nostri quattro partiti, (anche se Sd non è un partito), sono importanti,  ma il processo deve essere partecipativo, aperto ai movimenti, ai comitati, al volontariato, alle persone. Esiste un’Atlantide da scoprire, un immenso continente della sinistra che oggi non è rappresentato politicamente e che chiede una rappresentanza politica.
Da questa Assemblea viene una buona novella: la Sinistra stavolta non si scinde.
La Sinistra stavolta si ritrova unita.
Ora compagni, compagne, amici prendete questo progetto nelle vostre mani: travolgeteci!
Viva l’Italia, viva la Sinistra italiana

 



permalink | inviato da sdchieti il 17/12/2007 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
INTERVENTO DI NICHI VENDOLA
12 dicembre 2007

Riportiamo, per intero, il discorso che il Presidente della Regione Puglia ha tenuto in occasione degli Stati Generali della Sinistra.

“E’ come se d’improvviso avvertissimo un sentimento oscuro di spaesamento, di smarrimento dei nostri punti cardinali, di perdita del peso specifico dei nostri alfabeti, di esodo dagli universi simbolici della nostra vita. E’ come se i nostri pensieri e il nostro fare abitassero sul ciglio di un crepaccio, dentro una frattura del senso delle cose, dentro uno smottamento in cui si schianta tutto lo spazio che abbiamo attraversato e in cui muore tutto il tempo – il tempo sociale, il tempo politico – che ha scandito le nostre storie.
Vedevamo il futuro illuminato da una idea, da un sole, da una volontà corale. Oggi vediamo il presente illuminato da tanti roghi in cui bruciano le cose materiali e le cose simboliche: bruciano i nostri boschi insieme alla idea-chiave dei beni comuni e dell’interesse generale; brucia nella sua roulotte un bimbo rom e insieme a lui s’incenerisce una soglia della nostra civiltà e persino un ancestrale sentimento di pietà; brucia la carne giovane del nuovo proletariato della fabbrica planetaria e insieme brucia tutta una storia della coscienza operaia, tutto un mondo del lavoro che aveva, nel corso dell’intero novecento, guadagnato la sua trama di significato sociale, la sua rete di dignità e di diritto. Ciascuno di questi roghi ha il potere di rivelare il vuoto della politica che si è barricata nel talk-show, la crisi di una discussione pubblica che si trascina stancamente in forma di guerra civile simulata, la perdita di autorevolezza di una sfera politico-istituzionale che appare una
replica dell’isola dei famosi. Mentre fuori dalla politica, la società appare come certe spiagge quando c’è la bassa marea: con la battigia sporca di detriti, plastiche e alghe rinsecchite. Se togliamo l’audio al grande blob quotidiano sulla crisi di governo che appare e scompare come una lucina intermittente, sentiamo la voce degli esperti di banalità che danza sulla psiche dei nostri vicini-modello che hanno appena seviziato e straziato la vita di qualcuno, mentre il modello di padre e fratello e figlio perpetua il genio maschile della vitalistica onnipotenza dello stupro, mentre qualcuno dei nostri ragazzini videoregistra, col suo cellulare, un coetaneo che si toglie la vita. Eccoci qua. Sepolta senza elaborazione del lutto e senza rito funebre l’ideologia della speranza, avanza l’ideologia del tubo digerente, del consumo mordi e fuggi, dell’epica del mio ombelico. Sepolti, con una certa furia iconoclasta, i partiti di massa della democrazia novecentesca, avanzano i partiti di cassa organizzati tra le viscere della cronaca nera e l’apologia della televendita. E in questa post-modernità in cui domina la materia e il feticcio della merce, in cui i poteri si concentrano sempre più nello spazio trascendente del mercato mondiale, in cui la vita e la morte diventano accidenti fenomenici della biologia, cosa volete che sia la politica? Un frammento di casta, in un universo di frammenti e di poltiglia, di corporazioni e di lobbies e di residui solidi urbani.
C’è davvero una frattura multipla che racconta i perché del nostro perderci e anche delle nostre perdizioni. Frattura nella condizione di lavoro, appunto: cioè cesura tra il lavoratore e la sua condizione, solitudine tipica del suo contratto atipico, esternalizzazione della sua storia produttiva rispetto a qualunque codice della cittadinanza, precarietà come destino e come identità, il prestatore di braccia e di cervello a un ciclo economico che non intende più assumerlo come un interlocutore sociale ma come un ingrediente meccanico, o al massimo come solitaria risorsa umana o materiale rotabile, rottamabile, magari infiammabile. Del Welfare è questo il nuovo protocollo che non si può accettare: l’espulsione del lavoro dalla terra del diritto sociale e la sua regressione nella palude esistenziale della precarietà. E questo che oggi uccide, uccide metaforicamente quando ti toglie il senso delle cose, e ti uccide letteralmente, ogni giorno, quattro volte al giorno: una orribile morte proletaria che certo fa meno audience dei delitti di provincia consumati tra la noia adolescenziale e la paranoia televisiva.
C’è la frattura nella condizione del vivere urbano, in quella feroce distanza tra il lunapark del centro e l’inferno della periferia, in quella tracimazione del cemento che, alleando rendita fondiaria e speculazione edilizia, immaginò la crescita ipertrofica di città senza comunità, di luoghi senza qualità, di corpi edilizi incontinenti per corpi individuali spezzati e incomunicanti. E la periferia è diventata tutt’altro che un mondo residuale, ma la grammatica generale del vivere associato, anzi del vivere dissociato, il plastico urbano dell’ideologia totalitaria della precarietà.
C’è la frattura nella condizione della famiglia, disarticolata per fasce generazionali, con la fine della coabitazione delle tre generazioni che non mescolano più i loro saperi e le loro esperienze, con gli anziani esternalizzati in luoghi specializzati, gli adulti intenti sulle proprie carriere, l’infanzia affidata all’agenzia educativa del grande fratello o delle piccole chat.
In questa geografia dei nostri territori polverizzati e caotici, in questa antropologia orfana di polis e quindi disperatamente estranea alla politica, c’è un bisogno vitale, direi viscerale, di tornare a porci le domande giuste. Non le risposte giuste, quelle in cui ognuno diventa geloso della propria nostalgia e si presenta come il custode fallimentare della propria identità e della propria bandiera.
Le domande giuste. Quelle sui poteri che ergono barriere architettoniche e sociali e culturali per dividere, per separare il genere umano, per dare nevrotiche appartenenze nei recinti angusti del proprio villaggio o della propria tribù o del proprio alfabeto. La precarietà e la nevrosi della sicurezza sono gli ingredienti decisivi dell’egemonia culturale della destra, e cioè del berlusconismo che trascende gli schieramenti politici e diviene lo spirito dei tempi: che celebre la religione della competitività e la liturgia della flessibilità; che è garantista con chi è garantito e giustizialista con chi è già stato giustiziato dal tribunale della globalizzazione; che mistifica le parole fino al punto di immaginare la pace economica in termini di guerra infinita; che vuole indurci nella tentazione della violenza affinché ogni idea di cambiamento (la rivoluzione) possa smarrire e mistificare se stessa.
E’ una società della paura, in cui l’ordine costituito delle corporation divora ogni ordine
democratico e lo riduce a fiction televisiva.
Qui serve il coraggio di una nuova nascita. Non la sapienza di chi mette insieme tante piccole cose antiche. Serve che ciascuno e ciascuna lavori per questo cimento del futuro: un parto, un partire, non so se un partito.
Una costituente, non l’equilibrio precario di corpi costituiti. Un soggetto che sappia leggere nel cuore della nostra società, sappia sondarne i fondali melmosi, sappia coglierne il dolore sociale e le domande di senso. Una sinistra che non sia un riassunto, un bignami di ciò che fummo, ma una casa capace di ospitare quelle domande di libertà che chiedono di rompere la gabbia di tutte le precarietà e di tutte le solitudini socialmente programmate. Certo è doloroso uscire da se stessi, si ha paura di dissipare sentimenti e patrimoni messi assieme con tanti sacrifici. Ma è necessario farlo. C’è un verso di Pasolini che mi pare particolarmente adatto a indicare questa nostra condizione sentimentale e politica; dice così “Piange ciò che muta, anche per farsi migliore”.
Appunto, compagni e compagne, è il dolore di un parto ma anche la curiosità e l’allegria di una nuova partenza”.




permalink | inviato da sdchieti il 12/12/2007 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Risoluzione finale dell'Assemblea della Sinistra e degli ecologisti
10 dicembre 2007
Nei prossimi mesi....

1.    L’assemblea generale della sinistra e degli ecologisti assume la proposta della carta degli intenti e la immette dentro un percorso partecipativo nei territori, nelle associazioni, nei movimenti, nelle forze politiche partecipanti al percorso di costruzione del soggetto unitario, plurale, federale della sinistra.

2.    Ugualmente, nel percorso partecipativo di discussione, vengono messi i report e i materiali dei tavoli tematici svolti l’8 dicembre con l’obiettivo di determinare la condivisione di un impianto generale politico programmatico della sinistra unitaria, plurale, federale.

3.    L’assemblea generale della sinistra e degli ecologisti indice una grande campagna di ascolto nel Paese: si svolgano assemblee in tutte le città, si costituiscano comitati promotori, aperti ad associazioni, movimenti, donne e uomini singoli, si costituiscano case comuni nei territori, laboratori sociali, luoghi aperti alla partecipazione più ampia possibile, si utilizzi il portale web condiviso. Individuiamo, altresì, la necessità di incontri territoriali e nazionali di donne e uomini impegnati nelle istituzioni regionali e locali.
Entro i primi due mesi del prossimo anno, pensiamo possa essere fatto una prima verifica di questo processo partecipativo che si concluda sabato 23 e domenica 24 febbraio con due giornate generali di assemblee popolari in tutte le città e con  un pronunciamento popolare che si esprima direttamente sulla costruzione unitaria in corso, la carta di intenti proposta, le campagne politiche da promuovere.

4.    Vogliamo costruire il soggetto unitario, plurale, federale come un nuovo spazio pubblico della politica, aperto alla partecipazione   di partiti e soggetti politici, altri soggetti organizzati in movimenti e associazioni e anche a singole donne e singoli uomini non iscritti ad alcuna forza politica e non direttamente coinvolti dentro la partecipazione ad altri soggetti collettivi. Le forme della discussione, della partecipazione e della decisione sono quindi fondamentali e in gran parte inedite. Proponiamo, anche in questa direzione, un vero percorso partecipativo e di stabilire tra le prime  prima tappe di esso, lo svolgimento di un seminario nazionale, convocato con la stessa apertura  dell’assemblea generale della sinistra e degli ecologisti, da svolgersi entro il mese di febbraio del prossimo anno.




permalink | inviato da sdchieti il 10/12/2007 alle 16:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'Assemblea dell'8 e 9 dicembre si è conclusa con la lettura di un documento impegnativo
10 dicembre 2007
 

Dichiarazione di Intenti

Noi, donne e uomini che abbiamo partecipato all’Assemblea generale della sinistra e degli ecologisti, siamo impegnati nella costruzione di un nuovo soggetto della sinistra e degli ecologisti: unitario, plurale, federativo. L’Italia moderna, nata dalla Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, ha bisogno di una sinistra politica rinnovata. Il mondo chiama a nuove culture critiche, che conservano la memoria del passato e tengono lo sguardo rivolto al futuro.

Questi sono i nostri principi: uguaglianza, giustizia, libertà; pace, dialogo di civiltà; valore del lavoro e del sapere; centralità dell’ambiente; laicità dello Stato; critica dei modelli patriarcali e maschilisti.

Il soggetto della sinistra e degli ecologisti oggi parte. Crescerà attraverso un processo popolare, democratico e partecipato, aperto alle adesioni collettive e singole, per radicarsi nella storia del Paese. L’ambizione è quella di costituire non una forza minoritaria, ma una forza grande ed autonoma, capace di competere per l’egemonia, influente nella vita della società e dello Stato, che pesi nella realtà politico-sociale del centrosinistra. Un soggetto capace di contrastare le derive populiste e plebiscitarie, figlie di una politica debole e della separazione tra potere e cittadini. Un protagonista in Italia, interno ai movimenti, collegato ai gruppi e ai partiti più importanti della sinistra e dell’ambientalismo in Europa.

La sinistra/l’arcobaleno che vogliamo è del lavoro e dell’ambiente. La globalizzazione liberista si è retta su una doppia svalorizzazione: del lavoro umano e delle risorse naturali. La riduzione a merce provoca la doppia rottura degli equilibri sociali e degli equilibri ambientali. Intollerabile crescita delle diseguaglianze e insostenibili cambiamenti climatici hanno una comune origine e portano alla stessa risposta: un altro mondo è possibile.

Mettere in valore l’ambiente e il lavoro (in tutte le sue forme, da quelle oggi più ripetitive alle più creative) è il cuore di un pensiero nuovo, che non rinuncia a coltivare in questo mondo la speranza umana. In Occidente, ciò comporta innanzitutto alzare la qualità del lavoro, combattere il precariato, modificare gli stili di vita, contrastare la discriminazione verso le donne.

Comporta la difesa e il rinnovamento dello Stato sociale, e la progettazione di una riforma più grande di quella che portò allo Stato sociale: una società non consumista, un’economia non dissipativa ed ecologica, una tecnologia più evoluta. Un nuovo inventario dei beni comuni dell’umanità: acqua, cibo, salute, conoscenza. La conoscenza deve crescere ed essere distribuita: impossibile, senza la libertà della cultura, dell’informazione, della scienza e della ricerca, e senza la lotta conseguente contro le regressioni tribali, etniche, nazionaliste, fondamentaliste. Il dialogo tra culture e civiltà diverse, aperto a nuove scritture universalistiche dei diritti sociali e dei principi di libertà, è tanto più essenziale nell’epoca delle grandi migrazioni, del web e della comunicazione globale.

La sinistra/l’arcobaleno che vogliamo è della pace. Lo spirito della guerra minaccia l’umanità. Ecco di nuovo la corsa al riarmo: cresce vertiginosamente la spesa per armamenti convenzionali, chimici, batteriologici, nucleari. Saltano le firme sui Trattati di riduzione e controllo degli armamenti. L’Europa è uno degli epicentri della corsa. Ora, è il momento di fermarla. La pace, che ha visto scendere in campo il più grande movimento di massa del dopoguerra, particolarmente in occasione della guerra irakena, è la carta vincente. La pace è possibile in un mondo multipolare. I fatti hanno già dimostrato che il mondo non è governabile da un unico centro di comando. Anche per questo c’è bisogno di un’ Europa più forte ed autonoma.

La sinistra/l’arcobaleno che vogliamo è delle libertà individuali e collettive. Le libertà possono crescere solo in uno Stato laico. Per questo la laicità dello Stato è un bene non negoziabile. Uno Stato laico riconosce le forme di vita e le scelte sessuali di tutte e di tutti. Si regge sul rispetto di tutti i sistemi di idee, di tutte le concezioni religiose, di tutte le visioni del mondo. Combatte l’omofobia e il maschilismo. Assume dal femminismo la critica delle strutture patriarcali e il principio della democrazia di genere. Crea le condizioni sociali e istituzionali per rendere effettivi i diritti e le scelte libere di tutte  e di tutti.

La sinistra/l’arcobaleno che vogliamo guarda ad una nuova stagione della democrazia italiana. Pronta ad assumersi, oggi e in futuro, responsabilità di governo, od esercitare la sua funzione dall’opposizione. I temi all’ordine del giorno sembrano “autorità, governabilità, decisione”, non si vede che quelli veri sono l’autorevolezza e la legittimazione, una nuova capacità di rappresentanza politica, in un rapporto dialettico con l’autonomia della rappresentanza sociale, a partire dai grandi sindacati di categoria e confederali.

La sinistra/l’arcobaleno contribuirà a rinnovare il sistema politico e le forme della partecipazione democratica, contrasterà l’antico trasformismo. Se c’è declino italiano, esso dipende dal corporativismo, dal dilagare del privilegio e dell’ineguaglianza; dalla debole innovazione, dalla perdita di coesione, dalla diffusa illegalità; dalla perdita della capacità di indignarsi verso quello stato di violenza assoluta che si chiama mafia, ‘ndrangheta, camorra; dall’oblio della questione morale. Riformare la democrazia e la politica vuol dire nutrire di valori un progetto di società.

Noi, partecipanti all’Assemblea generale della sinistra e degli ecologisti, ci rivolgiamo alle forze politiche, ai gruppi organizzati, ai movimenti, al popolo della sinistra, a tutte le singole persone che vogliono partecipare attivamente alla costruzione del nuovo soggetto federativo. In una discussione aperta e libera sulle idee, gli obiettivi, i programmi, le forme di organizzazione e di rappresentanza.

Venite, diventate parte di un progetto che può cambiare profondamente la situazione italiana e influenzare la politica europea.

Assemblea generale della sinistra e degli ecologisti
Roma, 8/9 dicembre  2007




permalink | inviato da sdchieti il 10/12/2007 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia